Il Giappone ha preso casa in Cascina Cuccagna. E ha portato anche da mangiare

Momijigari Milano 2026 – Giappone e Milano scritti in caratteri giapponesi, con pennellate nere e rosse

Il 24 e 25 ottobre Milano incontra il Giappone di Momijigari, tra ceramiche, inchiostri, tamburi, cinema e cucina. Due giornate che attraversano tradizioni antiche e cultura contemporanea, con qualche sorpresa decisamente fuori programma.

Un pesce ricoperto d’inchiostro, un tamburo che si suona con tutto il corpo, una ciotola di riso che obbedisce a regole antichissime e un paio di pantaloni rattoppati con una cura tale da far sembrare il buco un dettaglio voluto. Il Giappone, quando ci si mette, riesce a dare una certa importanza anche alle cose che noi considereremmo incidenti domestici.

Sabato 24 e domenica 25 ottobre, dalle 10.30 alle 20, Cascina Cuccagna ospita Momijigari, una manifestazione organizzata con LeCarrousel che porta a Milano artigianato, gastronomia, musica, cinema e una serie di incontri dedicati alla cultura giapponese. Il programma è piuttosto ricco e ha il merito di non limitarsi alla consueta esposizione di ventagli, bonsai e ceramiche che da queste parti vengono immediatamente promossi a oggetti di meditazione.

Momijigari, per cominciare, è una parola che indica l’usanza giapponese di andare ad ammirare le foglie autunnali, in particolare quelle degli aceri che diventano rosse.

Il termine contiene persino un riferimento alla caccia, benché le prede in questo caso siano alberi perfettamente immobili e nessuno debba tornare a casa trascinando un acero per le radici. In Giappone è una tradizione molto sentita, con luoghi e periodi dell’anno scelti appositamente per assistere al mutamento dei colori. A Milano, dove gli aceri giapponesi non abbondano e quelli disponibili potrebbero trovarsi nel giardino di qualche condominio particolarmente benestante, si è pensato di organizzare qualcosa di diverso.

La Cascina Cuccagna, con il suo cortile e gli ambienti distribuiti su più piani, si presta piuttosto bene all’operazione. Per due giorni ospiterà un mercato di artigiani e designer giapponesi e occidentali, con ceramiche, tessuti, oggetti di carta, illustrazioni e manufatti che raccontano una cultura materiale nella quale il lavoro delle mani conserva un prestigio che altrove sembra essersi progressivamente trasferito al reparto marketing.

Ma la parte più interessante di Momijigari potrebbe essere proprio quella che si allontana dagli oggetti in vendita.

Un pesce, dell’inchiostro e altre forme di immortalità

Tra le proposte più curiose figura una mostra dedicata al gyotaku, una tecnica sviluppata nell’Ottocento dai pescatori giapponesi per documentare le proprie catture. Prima che qualcuno inventasse la fotografia da esibire agli amici, il pescatore prendeva il pesce, lo ricopriva d’inchiostro e ne trasferiva l’impronta su carta o tessuto. Il risultato conservava con notevole precisione le squame, le pinne e la forma dell’animale, permettendo di dimostrare le dimensioni della cattura senza affidarsi esclusivamente alla parola del pescatore, notoriamente poco attendibile quando si tratta di centimetri.

Da questa esigenza piuttosto pratica è nata una forma d’arte che oggi utilizza anche inchiostri colorati e tecniche più elaborate. A Cascina Cuccagna la mostra è curata da Carlotta Gariboldi e sarà visitabile gratuitamente durante entrambe le giornate.

Poco distante si potrà incontrare un Giappone completamente diverso attraverso Recurrence, il progetto fotografico curato da Lorenzo Barassi e nato nel 2018 per Hasselblad Japan. Al centro c’è una rilettura dell’immaginario di Sayoko Yamaguchi, modella diventata un’icona internazionale negli anni Settanta e Ottanta, reinterpretato attraverso la figura della modella transgender Yu Ishizuka. Le fotografie recuperano l’illuminazione artificiale e i metodi di studio degli anni Ottanta, rinunciando al fotoritocco e lavorando sull’incontro tra moda, identità e rappresentazione.

Il passaggio dall’impronta di un pesce a un ritratto di moda può sembrare piuttosto ardito, ma offre almeno il vantaggio di mostrare quanto sia difficile ridurre la cultura giapponese a una sola estetica.

Il Giappone si cuce, si dipinge e qualche volta si rompe

Una parte importante della manifestazione è dedicata ai laboratori, dove sarà possibile sperimentare alcune tecniche tradizionali senza la necessità di aver trascorso gli ultimi vent’anni in una bottega di Kyoto.

Sabato si potrà provare la pittura sumi-e, lavorando con inchiostro e acquerello su soggetti botanici autunnali, mentre un laboratorio per bambini prenderà spunto dal kintsugi, la celebre arte di riparare le ceramiche mettendo in evidenza le fratture attraverso l’oro. È una pratica che negli ultimi anni ha conosciuto una fortuna straordinaria anche in Occidente, dove viene regolarmente utilizzata come metafora della resilienza personale, spesso da persone che non hanno mai riparato nemmeno una tazzina.

Domenica toccherà al sashiko e al boro, due tradizioni tessili legate al ricamo e al rammendo, nelle quali la riparazione diventa parte visibile della storia di un indumento. Chi ha un paio di jeans consumati potrà portarli con sé e scoprire che un ago, un filo e una certa pazienza possono produrre risultati più interessanti dell’acquisto di un paio di jeans già rotti in fabbrica.

Non mancheranno i ritratti in stile manga e un laboratorio dedicato alla realizzazione di piccoli ramen in pasta polimerica, destinati a diventare oggetti decorativi. Una versione del celebre piatto giapponese che presenta almeno un vantaggio: non si raffredda mai.

Miyazaki al pianoforte e il rumore dei grandi tamburi

Sabato pomeriggio il musicista Armando Illario accompagnerà al pianoforte un omaggio a Hayao Miyazaki e allo Studio Ghibli, con le musiche di Joe Hisaishi e le immagini di film come Il mio vicino Totoro, Porco Rosso, La città incantata e Il castello errante di Howl.

L’appuntamento è alle 17 e richiede la Tessera della Cuccagna, oltre alla prenotazione gratuita. Per chi conosce il cinema di Miyazaki sarà un’occasione per ritrovare alcune delle sue atmosfere musicali, mentre chi non lo conosce potrebbe finalmente scoprire che l’animazione giapponese non è necessariamente popolata da adolescenti impegnati a salvare l’universo a colpi di arti marziali.

Le arti marziali, comunque, ci saranno. Sabato pomeriggio l’Accademia del Karate Milano terrà un incontro dedicato alla storia e alla pratica del karate tradizionale, mentre domenica sarà la volta del taiko, il grande tamburo giapponese suonato con bacchette e movimenti che coinvolgono l’intero corpo. Il workshop, curato da Munedaiko e Francesca Righi, è aperto anche a chi non possiede alcuna esperienza musicale e mette a disposizione un tamburo per ogni partecipante.

Chi preferisce ascoltare anziché suonare potrà dedicarsi agli incontri culturali, a cominciare da quello di sabato mattina con Gabriele de Risi di Giappone TVB e Disma Pestalozza di Radio Popolare, dedicato al turismo eccessivo e alle contraddizioni del Giappone contemporaneo.

Domenica pomeriggio, invece, un dialogo con Marta Fanasca e Lorenzo Barassi affronterà questioni meno frequentate dal turismo tradizionale, tra identità queer, sex work e vita degli stranieri in Giappone. Temi che restituiscono un’immagine del Paese meno accomodante rispetto a quella delle guide illustrate, dove generalmente tutti sorridono davanti a un tempio e nessuno sembra avere problemi con il padrone di casa.

Il capitolo gastronomico merita un certo impegno

Nel giardino della cascina sarà allestito un angolo dedicato allo street food giapponese, affidato a Ookini, con onigiri, gyoza di carne o verdure, teriyaki don, karaage, dorayaki e mochi gelato.

Una scelta che permette di passare dal riso alle fritture, dai ripieni salati ai dolci, con una certa libertà di movimento e senza l’obbligo di affrontare un menu degustazione di quattordici portate.

Sotto l’androne troveranno posto anche produttori e realtà legate alle fermentazioni giapponesi, con miso, koji, garum e una selezione di sake. È probabilmente uno degli angoli da esplorare con maggiore attenzione, perché dietro ingredienti che a molti risultano ancora poco familiari si nasconde una parte fondamentale della cucina nipponica, fatta di trasformazioni, maturazioni e sapori che difficilmente si lasciano descrivere con la semplice distinzione tra dolce e salato.

Domenica mattina, alle 11, la divulgatrice gastronomica Giulia Tincani terrà un incontro sulla grammatica dei pasti giapponesi, spiegando come si organizzano le portate e quale ruolo abbiano il riso, le zuppe e gli accompagnamenti nella composizione di un pasto tradizionale.

L’argomento potrebbe sorprendere chi considera la cucina giapponese una successione di piccoli piatti da ordinare finché il cameriere non comincia a guardare l’orologio. In realtà dietro la disposizione degli alimenti esiste un sistema di abitudini e convenzioni che racconta parecchio della società giapponese, anche quando si tratta soltanto di decidere dove mettere una ciotola.

Due giorni, parecchi Giapponi

La cosa interessante di Momijigari è la convivenza di linguaggi che appartengono a epoche e ambienti lontanissimi. Un’antica tecnica di stampa nata sulle barche dei pescatori incontra la fotografia di moda, il ricamo contadino si ritrova accanto ai manga e la musica di Miyazaki condivide il programma con incontri sulle trasformazioni sociali del Giappone contemporaneo.

Ne esce un ritratto inevitabilmente parziale, ma abbastanza vario da evitare l’effetto di una vetrina di souvenir. Si potrà scegliere un laboratorio, curiosare tra gli espositori, ascoltare una conversazione oppure dedicarsi con particolare serietà ai gyoza e al sake, senza che una possibilità debba necessariamente escludere le altre.

L’ingresso alla manifestazione è gratuito, mentre alcuni laboratori richiedono iscrizione e una quota di partecipazione. Per il resto, il programma lascia ampia libertà di scelta, compresa quella di fermarsi a osservare una ceramica per qualche minuto e poi comprarla, che è una forma di contemplazione autunnale forse meno antica del momijigari, ma altrettanto diffusa.

Informazioni utili

Momijigari – Il Giappone in Cascina Cuccagna

Quando: sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, dalle 10.30 alle 20.00.

Dove: Cascina Cuccagna, via Cuccagna 2/4, Milano.

Ingresso: gratuito. Alcune attività e laboratori prevedono una quota e la prenotazione.

Programma completo: Momijigari sul sito ufficiale di Cascina Cuccagna.

(R.D.B.)