Fino al 19 dicembre 2026 Gió Marconi presenta Song of the Sirens, quinta mostra personale in galleria di Nathalie Djurberg e Hans Berg. Animazioni in stop-motion, sculture e fiori monumentali trasformano gli spazi di via Tadino in un paesaggio sospeso, dove il corpo diventa frammento e il desiderio resta in bilico tra attrazione, mistero e immaginazione.
Una penombra diffusa, grandi frammenti anatomici, fiori fuori scala e animazioni che sembrano procedere secondo un ritmo lento e rituale. È così che Gió Marconi, negli spazi storici di via Tadino 15 a Milano, accoglie Song of the Sirens, la quinta mostra personale in galleria di Nathalie Djurberg e Hans Berg, visitabile fino al 19 dicembre 2026.
Il progetto prosegue un dialogo artistico consolidato nel tempo e costruisce un ambiente nel quale immagini e sculture si richiamano continuamente. Le opere sembrano appartenere a uno spazio intermedio, difficile da collocare tra visione e realtà, memoria e fantasia, attrazione e attesa.
Il titolo stesso conduce verso uno dei temi centrali della mostra: il desiderio, inteso non tanto quale qualcosa da raggiungere o possedere, quanto quale tensione destinata a rimanere aperta.

Il corpo diventa frammento
Al centro delle animazioni in stop-motion compaiono singoli elementi anatomici sovradimensionati: un naso, un orecchio, dei glutei. Modellate in argilla e presentate con un’apparenza simile al marmo, queste forme vengono isolate, ingrandite e trasformate fino a perdere la loro funzione originaria.
Il corpo si scompone così in una sequenza di dettagli che acquistano una dimensione diversa da quella puramente anatomica.
Un orecchio, un volto o una parte del corpo diventano immagini da interpretare, quasi reperti di un linguaggio simbolico fatto di frammenti, presenze e allusioni.
Attorno a questi elementi prendono forma figure anch’esse realizzate in argilla, caratterizzate da tratti e attributi volutamente accentuati. Le loro azioni si sviluppano attraverso movimenti lenti, ripetuti e trattenuti, senza arrivare a una conclusione definitiva.
Azioni che restano sulla soglia
Nelle animazioni di Djurberg e Berg nulla sembra compiersi fino in fondo.
Le figure si muovono verso qualcosa che resta fuori campo, interrompono un’azione prima del suo esito, costruiscono una tensione che non trova una soluzione. Lo sguardo viene così spinto verso un possibile compimento che, però, viene continuamente rimandato.
È proprio questa sospensione a diventare uno degli elementi più forti della mostra. Il desiderio esiste nella distanza tra ciò che appare e ciò che potrebbe accadere, in quello spazio nel quale l’immaginazione completa ciò che le immagini lasciano volutamente incompiuto.
Il visitatore si trova così davanti a una narrazione aperta, nella quale attrazione e attesa convivono senza che una delle due prevalga.
Sculture e animazioni parlano la stessa lingua
Il percorso espositivo alterna video e sculture dalla superficie marmorea, che riprendono i frammenti anatomici già presenti nelle animazioni.
Le forme ritornano da una sala all’altra in configurazioni differenti, creando un vero e proprio lessico visivo ricorrente. Il corpo compare prima sullo schermo e poi nello spazio tridimensionale; l’immagine si trasforma in materia, la materia torna a essere immagine.
Questo rapporto tra le opere contribuisce a costruire una continuità all’interno della galleria. Le singole sale non vengono percepite quali ambienti separati, ma quali parti di uno stesso paesaggio nel quale motivi e figure riaffiorano sotto forme differenti.
Un giardino fuori scala
A completare l’ambientazione sono fiori monumentali distribuiti sul pavimento e sulle pareti.
La loro dimensione altera la percezione dello spazio e introduce un elemento naturale che, però, appare subito straniante. I fiori emergono dalla penombra e da una sottile nebbia, contribuendo a trasformare la galleria in una sorta di giardino sospeso, a metà strada tra paesaggio naturale e scenario fantastico.
Anche in questo caso la scala diventa uno strumento narrativo: ciò che normalmente appartiene a un contesto riconoscibile viene ingrandito fino a modificare il rapporto con l’ambiente.
Il risultato è familiare e perturbante nello stesso tempo.
La sirena e un desiderio senza oggetto
Il riferimento alle sirene non conduce tanto alla figura mitologica in sé, quanto alla sua capacità di evocare qualcosa che attrae senza rivelarsi completamente.
In Song of the Sirens il desiderio non è legato a un destinatario preciso né a un oggetto da conquistare. È piuttosto una tensione che rimane aperta, simile a quel momento tra il crepuscolo e l’alba nel quale le forme non sono ancora perfettamente distinguibili e lo sguardo deve affidarsi anche all’immaginazione.
L’assenza diventa così parte integrante della narrazione. Ciò che non viene mostrato lascia spazio alla fantasia; ciò che rimane indefinito acquista una forza particolare proprio grazie alla possibilità di essere immaginato.
Il desiderio diventa allora creatura, monito, poesia. E ciò che nella vita quotidiana può apparire proibito o irraggiungibile trova, attraverso il racconto e la finzione, una nuova forma.
Nathalie Djurberg e Hans Berg
Nathalie Djurberg, artista svedese, e Hans Berg, artista e compositore, lavorano insieme da anni costruendo un linguaggio nel quale immagini, scultura, animazione e musica dialogano strettamente.
La collaborazione ha dato origine a un universo visivo riconoscibile, spesso popolato da figure deformate, paesaggi sospesi e situazioni nelle quali desiderio, paura e pulsioni convivono.
Con Song of the Sirens il duo torna negli spazi di Gió Marconi per la quinta volta, sviluppando una nuova narrazione nella quale il corpo perde la propria dimensione ordinaria per diventare segno, materia e frammento.
La mostra prosegue così la ricerca dei due artisti su desiderio, percezione e immaginazione, portando il pubblico dentro un ambiente nel quale le immagini non sembrano voler offrire risposte definitive, ma continuano ad aprire possibilità.
Song of the Sirens a Milano
NATHALIE DJURBERG & HANS BERG – Song of the Sirens
Fino al 19 dicembre 2026
Gió Marconi
Via Tadino 15, Milano
(S.R.)
Foto: Nathalie Djurberg & Hans Berg, Song of the Sirens, installation view, Gió Marconi, Milan, 2026. Courtesy the artists and Gió Marconi, Milan. Photo: Fabio Mantegna
