Dal 17 settembre all’11 ottobre 2026, l’Archivio Rachele Bianchi ospita la personale di Valeria Canavesi, un viaggio tra parole, materia e identità. In programma anche un workshop gratuito dedicato al valore creativo del linguaggio.
Le parole possono essere consumate, abusate, dimenticate, private del loro significato. Ma possono anche tornare a essere materia viva, capace di raccontare emozioni, costruire identità e aprire nuove possibilità di relazione.
È da questa riflessione che nasce “Sono solo parole”, la mostra personale di Valeria Canavesi, curata da Giorgio Uberti, in programma dal 17 settembre all’11 ottobre 2026 negli spazi dell’Archivio Rachele Bianchi di Milano.
L’esposizione è l’undicesimo appuntamento di Rete Aperta, il progetto attraverso cui l’Archivio invita artisti contemporanei a confrontarsi con l’eredità della scultrice milanese Rachele Bianchi.
Un dialogo che, in questa occasione, prende forma attraverso un elemento tanto quotidiano quanto potente: il linguaggio.
Una mostra tra scrittura e arte
Valeria Canavesi porta nello spazio espositivo una ricerca in cui la parola smette di essere soltanto strumento di comunicazione e diventa opera, immagine e materia.
Ogni termine scelto dall’artista prende forma in un manifesto originale di 50×70 centimetri, realizzato in undici esemplari e stampato manualmente nell’atelier A14 di Milano.
Carte differenti, colori, inchiostri, effetti di stampa e lavorazioni artigianali vengono scelti in relazione al significato della singola parola, creando un’identità visiva specifica per ciascuna opera.
Il risultato è una serie di lavori in cui scrittura e arti visive si incontrano e dove anche la fragilità della carta diventa parte del messaggio. Le parole, come gli oggetti che le rappresentano, possono infatti essere custodite, manipolate, ferite o dimenticate.
“Sono solo parole” nasce così come una riflessione sul valore che il linguaggio continua ad avere nella società contemporanea: attraverso le parole formuliamo pensieri e desideri, raccontiamo sentimenti, costruiamo relazioni e diamo un nome alla nostra esperienza.
Il dialogo con Rachele Bianchi
Al centro della mostra c’è anche il confronto con Rachele Bianchi, alla cui opera sono dedicate tre sculture presenti in esposizione: Donna con bambino del 1955, La Coppia del 1994 e Figura con la rete del 2005.
Il dialogo tra le due artiste non nasce da una somiglianza stilistica, ma da una comune attenzione alla costruzione dell’identità e alle “corazze” dell’essere umano.
Nella ricerca di Bianchi, la figura femminile attraversa un percorso di emancipazione da vincoli visibili e invisibili.
La materia diventa quindi uno spazio di tensione, nel quale protezione e costrizione possono convivere e trasformarsi progressivamente in possibilità di liberazione.
Canavesi affronta lo stesso tema attraverso uno strumento completamente diverso: la parola. Il linguaggio può infatti diventare una soglia che permette di accedere all’altro, ma anche una barriera capace di nascondere, trattenere e proteggere.
È proprio in questa relazione tra forma, identità, memoria e desiderio che la mostra costruisce il proprio dialogo tra passato e contemporaneità.

Un percorso tra opposti
Materia e parola, solidità e fragilità, protezione e libertà: sono alcune delle opposizioni che attraversano il progetto espositivo.
La ricerca di Canavesi utilizza strumenti analogici e digitali, tra torchi, telai, rulli, inchiostri e cliché, trasformando la scrittura in una presenza fisica. Le parole acquistano così consistenza e diventano quasi elementi plastici: si stratificano, si addensano, si fanno segno.
Un processo che trova un punto di contatto particolarmente interessante con le sculture di Bianchi, dove il bronzo e il marmo diventano strumenti per indagare la complessità della condizione umana.
Due linguaggi artistici differenti si incontrano quindi intorno alla stessa esigenza: dare forma a ciò che spesso rimane invisibile, tra emozioni, ricordi, fragilità e desideri.
Le bolle di sapone diventano un’opera da portare con sé
Ad arricchire il progetto c’è anche la collaborazione con Dulcop International – Bubble World, nata dalla particolare affinità tra la ricerca di Canavesi e il mondo delle bolle di sapone.
Fragili, leggere ed effimere, le bolle condividono con le parole la capacità di generare emozioni e immagini destinate a rimanere nella memoria.
Da questa suggestione nasce un’edizione speciale di bolle di sapone personalizzate con la grafica della mostra, realizzata da Dulcop e distribuita ai visitatori come gadget ufficiale. Un piccolo oggetto che prolunga l’esperienza della visita e ne conserva idealmente il messaggio.
“Parole per Rachele”: il workshop del 29 settembre
La mostra sarà anche un’occasione per sperimentare direttamente il rapporto tra parola e creatività.
Martedì 29 settembre, dalle 18 alle 20, Valeria Canavesi condurrà infatti “Parole per Rachele”, un workshop gratuito negli spazi dell’Archivio Rachele Bianchi.
I partecipanti saranno invitati a scegliere una parola ispirata alle opere e alla ricerca di Rachele Bianchi e a trasformarla in un elaborato artistico su carta formato A3, utilizzando matite, pennarelli e pastelli a cera.
Un laboratorio aperto a chi desidera trasformare una parola in un gesto creativo, mettendo in relazione scrittura, segno e immaginazione.
La partecipazione è gratuita, su prenotazione e fino a esaurimento dei posti.
Un nuovo capitolo di Rete Aperta
“Sono solo parole” rappresenta l’undicesimo capitolo di Rete Aperta, il progetto dell’Archivio Rachele Bianchi nato per mettere in dialogo l’opera della scultrice con le ricerche artistiche contemporanee.
L’iniziativa si inserisce inoltre nel programma dedicato al Centenario della nascita di Rachele Bianchi, che nel corso del 2026 accompagna le attività dell’Archivio e si concluderà entro la fine dell’anno con la presentazione della prima monografia aggiornata postuma dedicata all’artista.
Una ragione in più per visitare l’Archivio e scoprire un luogo milanese in cui la memoria dell’arte incontra la ricerca contemporanea.

L’autrice
Nata a Como nel 1968, Valeria Canavesi è autrice per l’Enciclopedia Italiana Treccani. Copywriter, direttrice creativa e consulente di comunicazione, ha collaborato con agenzie e aziende italiane e internazionali, occupandosi di progetti pubblicitari e strategie di brand. Svolge inoltre attività di docenza in ambito pubblicitario e di copywriting.
La scrittura accompagna il suo percorso fin dall’infanzia: iniziata prima ancora dell’età scolare, è diventata nel tempo una pratica centrale, vissuta come necessità espressiva, spazio di ricerca e strumento di osservazione del mondo. Nel suo lavoro professionale utilizza la scrittura in tutte le sue forme applicate — articoli, contenuti editoriali, campagne pubblicitarie, testi per spot, presentazioni e progetti digitali — con una profonda conoscenza dei meccanismi del linguaggio persuasivo e informativo.
Accanto all’attività professionale, sviluppa una ricerca personale autonoma attraverso il progetto “Sono solo parole”, che si colloca in una dimensione espressiva indipendente rispetto alla comunicazione commerciale. In questo percorso, la scrittura si allontana dalle logiche della persuasione e della funzione professionale per diventare uno spazio di esplorazione interiore e di autenticità.
La parola viene indagata nella sua essenza più libera e originaria, come strumento di ascolto, risonanza e restituzione del vissuto. La scrittura si configura così come un territorio intimo di ricerca, in cui l’autrice dà forma a un dialogo personale con il linguaggio e con le proprie profondità emotive e simboliche.
INFORMAZIONI
“Sono solo parole” – Mostra personale di Valeria Canavesi
A cura di Giorgio Uberti
17 settembre – 11 ottobre 2026
Opening: mercoledì 16 settembre, ore 18
Archivio Rachele Bianchi
Via Legnano 14, Milano
Ingresso gratuito.
Visita da martedì a domenica su prenotazione scrivendo a info@archiviorachelebianchi.it.
Metro: M1 Cairoli, M2 Lanza
Workshop “Parole per Rachele”
Martedì 29 settembre 2026, ore 18-20
Laboratorio gratuito su prenotazione, fino a esaurimento posti.
(S.R.)
Foto apertura: Valeria Canavesi, Guerra (dettaglio). Ph. Daniela Ferrante Bernasconi
